giovedì 19 aprile 2018

Noemi, ho superato gli attacchi di panico, ne canto

Esce 'Porcellana' con remix Shablo. "Amo i suoni dell'hip-hop"


"Oggi gli attacchi di panico sono un po' il male del secolo: canto questa canzone per liberarmi ma anche per tutte le persone che ne soffrono". C'è un'ammissione di fragilità e una voglia di andare oltre nel singolo 'Porcellana', che Noemi ha presentato così, parlando con l'ANSA a Milano. Il brano, tratto dall'ultimo album 'La luna', è uscito accompagnato da un remix di Shablo e due video, per le due versioni.

"Sono sempre stata fan del rap, nasce da radici R&Bche sono anche le mie, e ho ascoltato tanto Notorious B.I.G., Kanye West, Missy Elliott e Kendrick Lamar. Ora mi piace molto questa generazione trap, produttori come Charlie Charles hanno un suono unico, non una via di mezzo o una copia americana". Da qui l'idea del remix: "Avevo questo pezzo pazzesco con suoni electro-pop e rock, ho pensato di mandarlo a Shablo per virarlo verso l'hip-hop, ci sentivo dentro questo mondo: ho pensato alla sintesi di un suono bello tondo, in questo caso quasi reggaeton, con un testo profondo". Un tipo di formula che l'artista, fan dichiarata di cantanti crossover come Erykah Badu e Lauryn Hill, non esclude di ripercorrere in futuro.

Attraverso la metafora della porcellana, Noemi parla degli attacchi di panico di cui ha confessato di aver sofferto: "Non pensavo mi potessero venire, invece una sera a cena durante il Festival di Sanremo, il 13 febbraio 2012, d'un tratto non vedo più niente. Ho affrontato la cosa, prendendomi anche un po' di pausa, cosa non facile perché nel mentre ho fatto The Voice, ma sapevo che si trattava solo di un campanello d'allarme, il segnale che avevo perso qualcosa per strada: quando ho sentito questa canzone mi è parsa troppo realistica, e ho cominciato il disco partendo proprio da questa".

Noemi sarà in tour tra la primavera e l'estate, a partire dalle due anteprime di Milano (Teatro degli Arcimboldi, 29 maggio) e Roma (Auditorium Parco della Musica, 30 maggio): "Il teatro deve essere una cornice speciale, l'artista non lo deve soffrire: per questo non sarà un live tutto raccolto, avrà molti momenti 'up' per scatenarsi". In scaletta gran parte dell'ultimo album, i suoi classici, e non solo: "Spero di poter portare anche alcuni ospiti, se riusciremo a incrociarci!". In programma una data zero a Cascina (Pisa) il 25 maggio, quindi tappe a Saint Vincent (Aosta) il 1 giugno, quindi Castellana Grotte (Bari) il 1 luglio, Nardò (Lecce) il 22/7, Sanfront - Pian Pilun (Cuneo) il 29/7 e Pagliare del Tronto (Ascoli Piceno) il 22 agosto.

Dal Sito: ansa.it

Boy George parla dei suoi problemi di salute: “Avevo attacchi di panico, pensavo di morire”



Boy George dei Culture Club ha parlato dei suoi attacchi di panico, forti al punto da pensare di poter morire.

Boy George ha parlato dei suoi attacchi di panico e del pensiero che avrebbe potuto morire, durante un incontro pubblico avvenuto durante un incontro di Loose Women, programma di ITV. Boy George è una delle icone della musica degli anni 80, cantante e leader dei Culture Club, autori di hit come "Karma Chameleon" e "Do you really want to hurt me", e già in passato aveva parlato dei problemi che lo avevano inseguito in questi tanti anni di successi e cadute. Il cantante, comunque, ha parlato degli attacchi di panico con cui da anni deve combattere e che non ha ancora debellato del tutto, riuscendo, però, ad arginare per quanto possibile, ma che a un certo punto era arrivato al punto di pensare spesso che avrebbe voluto morire.


"Quando sei sotto i riflettori pubblici, procedi, procedi e poi all'improvviso realizzi di non avere pienamente il controllo della tua vita nel modo in cui credevi – ha spiegato il cantante durante l'incontro -. Ho avuto un periodo durante gli anni '90 in cui ho sofferto molto di questi attacchi di panico, andavo spesso in ospedale e davo di matto. Non c'era nulla che non andava in me, ma pensavo ‘Sto morendo'". Ovviamente, spiega, on tanti cercavano di dargli una mano, consigliandogli qualche soluzione: "Ogni tanto qualcuno mi diceva ‘Devi imparare a respirare, cambiare la tua dieta, tentare dio fare yoga, semplicemente calmarti un po'".

"Non era precisamente un dolore al petto, solo panico, non è una cosa logica, a volte non vi erano sintomi, ti senti semplicemente come se ti chiedessi ‘Cosa c'è che non va in me?'". Una sofferenza quotidiana che lo ha portato ad avere paura per la propria vita finché a un certo punto ha deciso di cambiare completamente stile di vita, soprattutto dopo l'intervento di alcuni amici, cominciando, ad esempio, a fare yoga regolarmente, anche se tuttora, dice, convive con un senso di insicurezza.


Articolo a cura di
Redazione Music
Dal Sito: music.fanpage.it

mercoledì 18 aprile 2018

Non puoi avere tutto sotto controllo!



Perfezionismo e ansia si intrecciano nel desiderio di poter controllare tutto. Ecco perché dovresti semplificarti la vita!

Perfezionista e ansiosa

Puntuale, ordinata, seria e responsabile. E fino a qui, chi di noi non vorrebbe esserlo. Ma se invece sei impensierita da un ritardo di pochi minuti, esasperata da un dettaglio fuori posto, turbata da un imprevisto, intollerante a tutto quello che non è sotto il suo diretto controllo? Essere delle perfezioniste a questi livelli non è per nulla consigliabile, ecco perché.

Tutto sotto controllo?

Tendi a voler avere sempre tutto sotto controllo? È una cosa semplicemente impossibile!

Essere una "perfezionista patologica" significa essere una persona molto trattenuta. Il desiderio di essere "la migliore" è lecito, ma il desiderio di essere infallibili è una follia! Detto questo, essere perfezioniste dovrebbe avere il "vantaggio" di confrontarsi sempre con abitudini e "procedure" molto simili che appunto non ti fanno correre il rischio di sbagliare. Ma questo ti porta a rincorrere degli standard sempre molto elevati, che costano tempo e fatica.

E se sbagli? Nelle occasioni in cui ti capita di non centrare l'obiettivo, di solito alto, che ti eri prefissata, provi un senso di sconfitta, credi di valere poco e percepisci un senso di inadeguatezza. Molte volte enfatizzi queste situazioni, provando un senso di fallimento davvero spropositato rispetto a quello che non sei riuscita a realizzare!

I rischi

Alla lunga potresti diventare un'insoddisfatta perenne, una persona che si agita di fronte alle novità, anche quelle positive, che prova ansia in qualsiasi situazione che sfugge al tuo controllo. Maternità, professione, vacanza: ogni ambito è una potenziale fonte di stress. Sta a te facilitarti l'esistenza! 

Come rimediare?

Alcuni approcci diversi e nuovi nei confronti di te stessa possono facilitarti la vita. 

1) Pregi e difetti. Impara a conoscerti e oltre ad essere inflessibile con i tuoi difetti impara anche ad essere consapevole dei tuoi pregi. Cosa sai fare davvero bene? Cosa ti riesce naturale e gli altri ti invidiano? Pensaci un momento, la risposta c'è di sicuro!

2) Bicchiere mezzo pieno.Anziché biasimarti per quello che non hai fatto, o fatto in tempo a fare, valuta positivamente tutto quello che quotidianamente fai, magari senza nemmeno rendertene conto. Ci sono azioni che una donna super-organizzata svolge ormai con una tale abitudine da non farci caso. Ma vale la pena premiarsi anche per questo!

3) Meno critiche, più pazienza.Dovete imparare a essere meno inflessibili con voi stesse e con gli altri, dovete avere più pazienza ed essere più indulgenti, lasciar correre di più. Se adotterete questa filosofia avrete anche meno paura del giudizio degli altri, perché vi sarà più facile pensare che loro siano come voi. Meno intransigenti.

Infine ricordati che non solo le super-donne, non solo le madri modello, non solo chi è "perfetta" viene amata!

Dal Sito: donna.it

Quando la paura della morte non ci lascia vivere



Tutti sappiamo bene che un giorno moriremo. Tuttavia, pensare alla fine della nostra vita può scatenare un sentimento di vero terrore per molte persone. Spesso, le persone che si ritrovano accanto a qualcuno che sta per morire iniziano a sentirsi ansiose e a provare un profondo dolore. D’altra parte, la morte e la paura che suscita sono per molti il principale motivo per cui le religioni sono sopravvissute nel corso della storia.

A volte si tratta di una realtà talmente dura che molte persone preferiscono allontanarsene. Ma questo ha qualcosa a che vedere con il fatto di sentire che anche la nostra fine è vicina? In altre parole, con la paura che proviamo al pensiero che arriverà quel giorno anche per noi oppure quando vediamo in qualcuno in fin di vita un riflesso della nostra morte? Il fatto è che la morte ci ricorda che siamo vulnerabili e finiti, rivela al nostro Io, così come lo conosciamo, indipendentemente dal fatto che possa cambiare o meno, che prima o poi sparirà.

Tuttavia, alcune persone ingigantiscono questo sentimento al punto di sviluppare una vera e propria fobia verso la morte, di diventare completamente intolleranti con tutto quello che ha a che fare con il mondo della morte, quindi la paura si trasforma in panico irrazionale.

Una delle fonti che creano confusione è il fatto che la paura della morte, in qualche modo, ci tiene costantemente in allerta ed evita che ci esponiamo a situazioni di pericolo. Tuttavia, quando questa paura si fa estrema e si trasforma in fobia, può essere davvero invalidante. Ecco perché si parla di paradosso, infatti la paura della morte al tempo stesso ci impedisce di vivere.

La paura della morte può sollevare altre paure, come la paura del dolore, del buio, delle cose sconosciute, della sofferenza, del nulla… Sentimenti che l’immaginazione, le tradizioni, le leggende hanno trasmesso di padre in figlio e che finiscono per tormentarci, impedendoci di vivere appieno la nostra vita.

D’altra parte, la morte di una persona cara, oltre a ricordarci che siamo esseri fragili, si accompagna a sentimenti di perdita che minano le nostre difese cognitive e ci rendono più vulnerabili ai pensieri negativi ossessivi.

Per quanto riguarda l’origine di questa paura, molti esperti ritengono che dipenda dal fatto che ci hanno insegnato ad averla. Come? Uno dei modi in cui impariamo ha a che vedere con l’imitazione di quello che fanno gli altri. Ad esempio, se vediamo qualcuno togliere in fretta la mano da un determinato luogo, allora pensiamo subito che ci sia qualche forma di pericolo e ce ne ricorderemo, quindi non allungheremo mai la mano. In genere, se vediamo qualcuno aver paura di qualcosa e non abbiamo molte informazioni a riguardo, allora automaticamente pensiamo che ci sia qualcosa di cui aver paura.

Quando la paura non è ancora diventata fobia e semplicemente si tratta di una forma di reazione, non invalidante e che non ci condiziona in alcun modo, alcune strategie per tenerla sotto controllo sono:

– Accettare l’idea. La morte esiste e questo non si può cambiare. Cambia quello che fate fino a quel momento.

– Credere fermamente in qualcosa. Indipendentemente che sia vero o meno, la fede ha spesso un grande potere nel mutare i sentimenti.

– Puntare l’attenzione su qualcos’altro. Non permettete alla vostra coscienza di dedicarsi a questa paura o a questo pensiero. Potete farlo mentalmente, ad esempio pianificando quello che farete il giorno successivo, oppure per quanto riguarda il comportamento, ad esempio chiamando vostro marito o moglie per chiedergli/le come sta andando la giornata.

Se questo pensiero comincia a generare in voi un grande malessere, i pensieri si fanno sempre più ricorrenti e la paura condiziona la vostra vita, allora è il caso di consultare uno specialista. In questo senso, i ricercatori Mercedes Borda Mas, M.ª Ángeles Pérez San Gregorio e M.ª Luisa Avargues Navarro, dell’Università di Siviglia, hanno pubblicato un interessante studio sull’argomento in cui vengono descritte l’applicazione e la valutazione di un trattamento cognitivo-comportamentale in cui sono state utilizzate tecniche di controllo dell’attivazione, tecniche dell’esposizione (esposizione immaginaria e dal vero e inondazione immaginaria), così come tecniche di ristrutturazione cognitiva.

Dal Sito: lamentemeravigliosa.it 

STOP RIMUGINIO! Come uscire dal circolo vizioso dei pensieri!


Quante volte quando siamo preoccupati pensiamo continuamente a ciò che ci preoccupa?

Il pensare e ripensare è un’esperienza normale nell’essere umano. Quando però il pensiero diventa ripetitivo e ricorrente e abbiamo la sensazione di non riuscire a fermarlo ci troviamo di fronte ad un campanello d’allarme.

Il rimuginio è uno dei sintomi principali dei Disturbi d’Ansia (in particolare ansia generalizzata), ma accompagna spesso anche la Depressione e i Disturbi del Comportamento Alimentare.

La persona che rimugina dedica la maggior parte delle sue energie e del suo tempo a prevedere eventi negativi futuri. Spesso ci si ritrova incastrati in questo “stile di pensiero” molto astratto: si percepisce l’esigenza di trovare delle soluzioni pratiche ad un problema senza, però, trovarne alcuna perché ogni soluzione genera ulteriori pensieri.

Perche lo facciamo?

Rimuginare sulle cose ci da l’illusione di avere un controllo su di esse e di fare qualcosa per risolverle. in realtà non è così. L’unica cosa che è stata realmente prodotta è la preoccupazione (e il conseguente aumento dell’ansia) riguardo una o più circostanze.

Le persone che tendono a rimuginare hanno scarsa fiducia nelle proprie capacità di far fronte alle situazioni motivo per cui tentano invano di controllarle pensandoci in continuazione. Sebbene tutte le previsioni catastrofiche dettate dall’ansia non si verifichino, la persona che pensa ossessivamente soffre di un fortissimo stress in quanto ciò che pensa e immagina le genera forte disagio, e maggiore sarà l’ansia maggiori saranno i pensieri. Un circolo vizioso che sembra non spezzarsi.

Cosa fare?

E’ possibile agire a piu livelli:

Innanzitutto bisogna rendersi conto della propria tendenza a rimuginare. Essere consapevoli di mettere in atto un comportamento è il primo passo per affrontarlo.

Lavorare sulla propria autostima. Aumentare la fiducia nelle nostre capacità ci permette di allentare il controllo perché qualsiasi cosa accada sappiamo di poter contare su noi stessi. Una buona autostima aiuta a diminuire i livelli d’ ansia.

Chiedersi se tutti gli scenari immaginari che i nostri pensieri ci prospettano siano probabili e reali o meno. Mettendo in discussione i nostri pensieri, la loro forza e il loto potere di generare ansia diminuiranno.

Possiamo stabilire durante la giornata periodi di tempo ben precisi per preoccuparci: quando ci accorgiamo che i nostri pensieri girano vorticosamente come se fossero una trottola, proviamo a fermarli e a dirci “STOP” e fissiamo poi un momento successivo (di una quindicina di minuti circa) in cui possiamo dedicarci completamente al nostro rimuginio. In questo modo riprenderemo un controllo sui nostri pensieri e non viceversa. Arrivato poi il momento che ci siamo prefissati da dedicare al rimuginio possiamo decidere se utilizzarlo per preoccuparci o per altro.

Infine, una strategia utile che possiamo adottare per smettere di rimuginare è quella di spostare la nostra attenzione dalla testa, e quindi dai pensieri, a ciò che possiamo percepire attraverso i nostri sensi. Ad esempio sono molto importanti gli esercizi della Mindfulnesssul qui ed ora attraverso cui riprendiamo il contatto con la nostra esperienza presente partendo da ciò che sentiamo, vediamo e tocchiamo. Possiamo inoltre praticare delle tecniche di rilassamentoper distendere le tensioni e concentrarci così sulle sensazioni che il nostro corpo ci rimanda.

Quando il rimuginare è particolarmente difficile da gestire e quando incide sulla qualità della tua vita e delle tue attività quotidiane, rivolgiti ad uno psicoterapeuta che saprà aiutarti ad uscire da questo circolo.

“Il rimuginatore è un ricercatore senza speranza che troverà l’illuminazione solo quando smetterà la sua ricerca mentale”

A cura della
Dott.ssa Maria Cristina Zezza

Dal Sito: mariacristinazezza.com

Come liberarsi del senso di colpa? 10 consigli da seguire per vivere finalmente felici


Un sassolino nella scarpa, un macigno sul cuore. Alleggerire animo e pensieri dal peso inutile degli errori passati si può.
I sensi di colpa per il tradimento di un amico o di un partner sono tremendi. Sono difficili da far passare e ci pugnalano in continuazione. Ma è davvero il caso di sentirci sempre in colpa?Ovviamente ogni caso ha la sua storia ma quando si è innocenti si soffre ingiustamente. Ecco dunque 10 consigli da seguire per far sparire i sensi di colpaper aver lasciato, aver fatto un errore in amicizia o qualsiasi altra cosa. 

1. Capisci il difetto produttivo. Il senso di colpa può essere produttivo, perché può aiutarci a crescere e maturare e, soprattutto, a imparare dal nostro comportamento quando siamo offendere o ferire gli altri o noi stessi. Questo tipo di senso di colpa ha uno scopo e ci incoraggia a (ri)orientare la nostra bussola morale o comportamentale.

2. Comprendi il senso di colpa improduttivo Il senso di colpa può anche essere improduttivo, nel senso che t senti in colpa anche quando il tuo comportamento non ha bisogno di riflessione e trasformazione. Questo è irrazionale, perché può generare un ciclo in cui si inizia a sentirsi in colpa quando non c'è nulla per farlo.

3. Capisci che a volte ci sentiamo in colpa per eventi che non possiamo controllare Bisogna riconoscere che a volte ci sentiamo in colpa per cose che non dipendono da noi, come un incidente d'auto o non arrivare in tempo per dire addio a una persona cara prima della sua morte. A volte le persone coinvolte in questi eventi traumatici sopravvalutano la loro conoscenza dell’evento e quello che avrebbero potuto fare. In altre parole, essi credono possa o si debba aver fatto qualcosa, ma in realtà, non potevano.

4. Rifletti sulle tue emozionied esperienze Fai una introspezione per entrare in contatto con i tuoi sentimenti e determinare che ciò che si sta verificando è il senso di colpa e nessun altra emozione. Gli studi che utilizzano la risonanza magnetica del cervello hanno dimostrato che la colpa è un'emozione che si distingue dalla vergogna o dalla tristezza. Di conseguenza, è importante prendere un po’ di tempo per riflettere sui tuoi sentimenti al fine di chiarire ciò che è necessario affrontare.

5. Chiarisci esattamente la ragione della colpa Pensa a ciò che provoca questa sensazione. Anche in questo caso, ragiona per iniziare il processo di analisi del senso di colpa.

6. Accetta la colpa. È necessario accettare il fatto che non si può cambiare il passato La accettazione significa anche riconoscere la difficoltà e che sei in grado di resistere alle sensazioni dolorose nel momento presente. Utile fare a te stessa dichiarazioni positive che sottolineano l'accettazione e la tolleranza.

7.Fai la pace con la persona a cui fatto male Se la tua colpa deriva da qualcosa fatta a che hai colpito negativamente, il primo passo è quello di fare la pace con quella persona. Anche se scuse sincere non possono eliminare i tuoi sensi di colpa, si può avviare il processo di darti il tempo di esprimere quanto ti dispiace.

8. Rifletti sulle possibilità di modificare il tuo comportamento Nei casi in cui la colpa è produttiva, un impegno per cambiare il tuo modo di fare per evitare il ripetersi della situazione.

9. Perdona te stessa Col senso di colpa le persone spesso provano vergogna per qualcosa che hanno fatto o non fatto. Anche se sei in pace con gli altri, potresti continuare a star male per quello che è successo. Pertanto, è necessario anche fare la pace con sé stessi. Imparare a perdonare è importante per contribuire a ripristinare la tua autostima.

10. Fai affermazioni positive su di sé Ovvero una dichiarazione positiva intesa a incoraggiarsi come ripetere allo specchio «sono una bella persona». Usare questo metodo può aiutare a ripristinare il senso di autostima e autocompassione, che spesso sono minati dalla vergogna e dal senso di colpa. 

Dal Sito: marieclaire.com

martedì 17 aprile 2018

Claustrofobia: sintomi e cura


La claustrofobia è sicuramente una delle fobie più diffuse. II claustrofobico è un soggetto affetto dalla paura eccessiva e irrazionale degli spazi stretti e chiusi come tunnel o ascensori. In situazioni simili, il soggetto farà di tutto per uscire all’aperto e godere pienamente di quel senso di libertà che solo il sentirsi “libero di respirare” gli può consentire. Le paure correlate alla claustrofobia più frequenti sono il timore che il soffitto e il pavimento si chiudano, schiacciando le persone che si trovano nella stanza, il timore che il rifornimento d’aria si esaurisca e si muoia soffocati, il timore di svenire a causa della mancanza di aria e luce.
Il cinema, inteso ovviamente come locale, è un posto poco piacevole per chi soffre dei sintomi della claustrofobia: non vi sono finestre, le uscite non sempre sono controllabili, c’è molta gente in sala, e spesso non ci si può muovere con libertà per non disturbare le altre persone. Tutte queste sensazioni sgradevoli fanno spesso rinunciare alla frequentazione di queste sale. Uno degli eventi più temuti da chi soffre di claustrofobia è quello di doversi sottoporre ad una risonanza magnetica, esame che prevede l’inserimento dell’intera persona in un tubo molto stretto e totalmente chiuso. Non sono rari, ovviamente, coloro che soffrono di questo disturbo in ascensore, e che di conseguenza lo evitano ove possibile.
Altro posto che mette in crisi gran parte di coloro che hanno problemi di claustrofobia è la metropolitana. Qui c’è proprio di tutto: oscurità, sotterranei, cunicoli, affollamento, odori sgradevoli, ventate improvvise d’aria e rumori stridenti dei treni.
Oltre alle classiche manovre di evitamento o di fuga di fronte alla situazione fobica, il claustrofobico tiene a bada l’ansia cercando delle giustificazioni apparentemente logiche che spieghino il motivo di una scelta che altri considerano un po’ strana o quanto meno poco usuale. E così chi ha i sintomi della claustrofobia preferisce salire le scale, adducendo i più svariati motivi: l’opportunità di fare del moto per tenersi in forma, la necessità di raccogliere le idee prima di andare a parlare con qualcuno (l’ascensore è sempre troppo veloce!), e via dicendo.
La claustrofobia deve essere tenuta distinta dall’agorafobia, tipica di chi soffre o ha sofferto di attacchi di panico, che non si limita alla paura degli spazi chiusi, ma riguarda tutte le situazioni, anche all’aperto, da cui non vi sia una rapida via di fuga (es. un ponte, una lunga coda o l’autostrada). Il disagio del claustrofobico è limitato alla sensazione di costrizione, mentre quello dell’agorafobico è legato alla lontananza da una via di fuga e di un punto di sicurezza.

La cura della claustrofobia è relativamente semplice, come di tutte le fobie, e passa necessariamente attraverso un percorso di terapia cognitivo comportamentale, che mira a intervenire sui sintomi e a produrre un cambiamento e una soluzione dei problemi piuttosto che ad analizzarne le presunte cause remote.

Dal Sito: ipsico.it


Nomofobia e dipendenza da smartphone


I cellulari sono diventati quasi indispensabili nella nostra vita quotidiana. Sono utilizzati per postare sui social media, scattare foto, registrare video, come agenda, to do list, calendario, ecc. oltre che per ricevere indicazioni stradali, sentire musica, giocare, telefonare. Lo smartphone è ormai una finestra sul resto del mondo, e, per molti di noi, il principale mezzo di interazione. Sicuramente un oggetto utile, efficiente, che fornisce supporto, con il quale spesso si tende a sviluppare un legame che risulta chiaro quando, per quanto folle possa sembrare, percepiamo la paura di restare senza. Accade spesso di provare ansia nel non trovare il proprio smartphone nella borsa, o di essere preoccupati quando a metà della giornata compare la notifica di batteria in esaurimento. Per quanto utile sia lo smartphonepuò essere comprensibile la preoccupazione per il doverne fare a meno, ma se non si tratta di paura o dipendenza le cose si complicano. Il termine scientifico per indicare la paura incontrollata di rimanere sconnessi dal contatto con la rete mobile è Nomofobia (no-mobile-phone-phobia), termine di recente introduzione nel vocabolario della lingua italiana Zingarelli. Una persona soffre di Nomofobia quando prova una paura sproporzionata di rimanere fuori dal contatto con la rete mobile, a tal punto da sperimentare sensazioni fisiche simili all’attacco di panico: mancanza di respiro, vertigini, tremori, sudorazione, battito cardiaco accelerato, dolore toracico e nausea. Le persone affette da Nomofobia avvertono stati d’ansia quando rimangono a corto di batteria o di credito, o senza copertura di rete oppure senza il cellulare. Per evitare gli stati di ansia il soggetto mette in atto una serie di comportamenti protettivi come controllare frequentemente il credito, portare un caricabatterie di emergenza, dare ai familiari un numero alternativo. Inoltre chi soffre di nomofobiageneralmente manifesta un utilizzo dello smartphone in posti generalmente inappropriati. E’ molto importante valutare che dietro questa moderna paura si nasconde, talvolta, una vera e propria forma di dipendenza dalle nuove tecnologie. Secondo gli studi di David Greenfield, professore di psichiatria all’Univeristà del Connecticut, l’attaccamento allo smartphone è molto simile a tutte le altre forme di dipendenze, perché causa delle interferenze nella produzione della dopamina, il neurotrasmettirore che regola il circuito celebrale della ricompensa, incoraggiando le persone a svolgere attività che credono daranno loro piacere. La dipendenza da smartphonecrea inoltre conseguenze psicologiche più significativi e profonde rispetto alla paura di rinunciare a Twitter o di non ricevere un testo. La ricerca sulla memoria transattiva sottolinea infatti che, quando abbiamo fonti esterne affidabili di informazioni su specifici argomenti a nostra disposizione, si riduce la motivazione e la capacità di acquisire e mantenere in memoria determinate informazioni. In altre parole, quando abbiamo a disposizione una fonte affidabile di informazioni, come i nostri smartphone, nel tempo perdiamo il desiderio di ricordare le cose o di imparare qualcosa al di fuori di ciò che è visibile nei il nostri schermi.

Alessandra Carrozza

Dal Sito: ipsico.it

lunedì 16 aprile 2018

Ecco come combattere l’ansia attraverso la respirazione. Gli esercizi utili



La respirazione rappresenta la prima medicina di cui ognuno dispone, ma della quale ben raramente ci si appoggia. Imparare a respirare significa migliorare le nostre facoltà e mantenere sotto controllo le nostre paure e angosce. La respirazione è utile non solo per apportare una migliore ossigenazione al cervello ma anche  per rilassarsi e allentare gli stati d’ansia che, come una morsa, si sommergono. Diverse pratiche orientali, insegnano a utilizzare il respiro per recuperare la centratura, ossia ricostituire la migliore aderenza al nostro potenziale, ricompattando la sfera emotiva con la nostra volontà.

Quando si necessita di fermezza e lucidità, una buona pratica di respirazione può aiutarci a mantenere questo stato allontanando così l’ansia che assale nei momenti critici, dissociandola con noi stessi. Per ottenere questo risultato,  è necessario immergere lo spirito nel basso ventre, ossia la respirazione deve farsi bassa, cioè bisogna
imparare a respirare con il diaframma. Ciò può sembrare difficile, ma con i giusti esercizi  e consigli potremmo acquistare più padronanza del nostro corpo. Quando siamo ansiosi il respiro si accorcia e cominciamo a respirare solo con la parte alta dei polmoni.

Per portare invece il respiro verso il basso, ci può aiutare il diaframma: inspiro col naso e poi chiudo la bocca e trattengo il fiato; subito dopo comprimo l’aria inspirata col diaframma, spingendolo verso il basso. Poi espiro con la bocca, molto molto lentamente. Questa pratica serve ad aumentare la pressione interna dell’addome, utile per ristabilire un equilibrio importantissimo. L’eccessivo lavoro mentale, oppure un insolito stato d’ansia, fa salire l’energia verso l’alto determinando un sovraccarico energetico a livello della testa (testa piena, mal di testa, nausea, capogiri, ansia, ecc.). Il lavoro del diaframma si avverte soprattutto a livello dell’addome, nella parte anteriore, con un espansione durante l’inspirazione che poi ritorna in posizione durante l’espirazione. Fai da 6 a 10 respirazioni lente per 10 minuti al giorno. Questo esercizio è particolarmente efficace prima di qualunque evento stressante. Un’altro esercizio utili è quello di immaginare di tracciare un quadrato nella tua mente e di inspirare/espirare ogni volta che giri un angolo. Questo esercizio, che fa leva anche sull’immaginazione, aiuta ad alleviare i sintomi di ansia. La posizione tipica dello yoga aiuta molto per la concertazione; siediti con la schiena dritta, ma non rigida, e appoggia le braccia sulle ginocchia, inala l’aria contando 5 battiti cardiaci. Trattieni il respiro contando 7 battiti cardiaci, infine espira contando 9 battiti cardiaci. Fai almeno 10 cicli di respiro in questo modo. Questo esercizio è molto rilassante e aiuta anche in caso di attacchi di panico.

Dal Sito: meteoweb.eu

venerdì 13 aprile 2018

L’accettazione come fase di sviluppo personale


Nella vita vi troverete sempre in situazioni che immaginavate diverse. L’unica soluzione per mantenere l’equilibrio del vostro benessere emotivo è quella di adottare la tecnica dell’accettazione. Accettare quello che non potete cambiare è di vitale importanza per andare avanti e vivere serenamente la vostra vita. Chi non ha mai desiderato vivere una realtà diversa da quella in cui si trova? Chi non ha mai commesso errori? Chi non si è mai risentito del comportamento o dello stile di vita di un’altra persona? Di fronte a qualsiasi circostanza che vi faccia star male, valutate se potete fare qualcosa per risolverla o cambiarla. Immaginate un piano di azione per migliorare la vostra vita. In caso contrario, qualora, cioè, non poteste fare nulla per cambiare la situazione, per andare avanti dovete semplicemente accettare la realtà così com’è, altrimenti soffrirete più del necessario. Lottare contro una realtà immobile ed immutabile comporta un’inutile e dolorosa perdita di tempo e di energie. Solamente con l’accettazione potrete vivere liberamente e serenamente.

Accettare non significa conformarsi

A seguire faremo una distinzione tra l’accettazione e il conformarsi:

Come tutti sapete, nella vita non va sempre tutto bene. In questo senso, l’accettazione è una forma di tolleranza, però con una tendenza all’azione. Si può convivere con una situazione sgradevole senza soffrirne troppo. Non si tratta solo di questo, infatti bisogna focalizzare il proprio interesse e la propria attenzione su qualcos’altro, bisogna cercare di aprire nuove porte. Accettare significa abbandonare una lotta contro qualcosa che non ha soluzione e cercare altre strade che ci permettano di vivere la vita che desideriamo. Nei confronti di una realtà che non si può cambiare, l’atteggiamento è: “Questo è quanto, non posso farci nulla, lo accetto e vado avanti con la mia vita per vedere in quale altro modo posso raggiungere i miei obiettivi”

Quando non tolleriamo una situazione, ci adattiamo o conformiamo ad essa. Visto che le cose non vanno come ci aspettavamo, ci chiudiamo in un guscio senza agire e/o reagire. Avvertiamo emozioni negative e ci arrendiamo, credendo di non poter migliorare la nostra vita. Abbiamo pensieri del tipo: “Non posso fare nulla per cambiare la mia vita, sono sfortunato/a e sarò sempre infelice”. Ci lamentiamo e facciamo le vittime, perdendo la speranza di un futuro migliore. Non apriamo la mente a nuove possibilità e gettiamo la spugna, adattandoci a vivere la vita che non ci piace, senza muovere un dito per cambiarla. Questo genera una forte frustrazione.

Il vostro futuro è nelle vostre mani

Accettate la realtà e fate qualcosa di costruttivo per uscire da ciò che vi rende infelici. Non può andare sempre tutto bene e non tutte le persone sono uguali, per questo l’accettazione sarà la vostra migliore alleata contro una vita stressante.Aprite la mente a nuovi orizzonti e ricordate che, anche se la vostra vita non è come l’avevate desiderata, può esserlo in futuro se seminate bene nel presente. Tutti abbiamo il potere di indirizzare e cambiare la nostra vita. Non dimenticate che un piccolo passo, una piccola azione, diventeranno qualcosa di grande e importante nel vostro futuro.

Dal Sito: lamentemeravigliosa.it